• Calendario/Archivio

  • ottobre: 2019
    L M M G V S D
    « Set    
     123456
    78910111213
    14151617181920
    21222324252627
    28293031  
    Abruzzo, sogno e realt

    Posted on domenica 10 agosto 2008

    Un libro sogna. Il libro è l’unico oggetto inanimato che possa avere sogni.

    ENNIO FLAIANO

    In “Ecce Homo”, l’autobiografia, il grande filosofo tedesco Friedrich Nietzsche sottolinea l’importanza del suo sogno di recarsi in Abruzzo, all’Aquila, criticando Roma dove soggiornava: “Questo luogo, il più indecente fra tutti sulla terra per il poeta di Zarathustra, luogo che non avevo scelto liberamente, mi infastidiva oltre misura; tentavo di evadere – volevo andare all’Aquila, l’antitesi di Roma, fondata in odio a Roma, come il luogo che un giorno io fonderò, in ricordo di un ateo e nemico della Chiesa “comme il faut”, uno degli esseri a me più affini, il grande imperatore Federico II di Svevia. Ma in tutto questo c’era un destino: dovetti tornare indietro”…

    Infatti nel 1883, l’anno in cui Nietzsche pubblica la sua opera più importante “Così parlò Zarathustra”, trovandosi ancora sotto lo choc del rapporto tormentato con Lou Salomé, aveva scritto dall’Abruzzo alla sorella Elisabeth. Friedrich cercava pace e serenità e sperava di trovarla in Abruzzo. Ma ne era restato deluso. “Fallimento! Scirocco anche qui… La zona non è fatta per me”, le fa sapere. Dal timbro, con data 13 giugno, risulta il nome del luogo di residenza: Torni. Forse Tornimparte, in provincia dell’Aquila. Beatrice Commengé, nel libro “La danza di Nietzsche”, parla di “disastroso tentativo di soggiorno in Abruzzo”. Quello di Nietzsche era un sogno. E, come tutti i sogni, non si realizzò. Ma, anche allora, all’Aquila, non avrebbe trovato lo spirito di Federico II. Più prosaicamente avrebbe letto sul gonfalone cittadino il motto “Immota manet”.

    Anche Ernest Hemingway, in “Addio alle armi”, scrive: “Avevo desiderato andare in Abruzzi”. Ne era stato sollecitato dal Cappellano, don Giuseppe Bianchi: “Mi piacerebbe che vedessi gli Abruzzi e andassi a trovare i miei a Capracotta”. Ma non andò, scusandosi: “Non riuscivo a capire perché non ci fossi andato. Avrei voluto farlo… avrei davvero voluto andarci” .

    Benedetto Croce, invece, tornerà spesso in Abruzzo, tanto che alle sue origini biogenetiche (Pescasseroli, Montenerodomo) sembra voler dare un rilievo dominante. Una specie di retaggio ancestrale. Croce si appellava alla coscienza abruzzese, che lo accompagnava sempre. Lo confessa in un discorso dell’agosto 1910, a Pescasseroli: "Io ho tenuto sempre viva la coscienza di qualcosa che nel mio temperamento non è napoletano. Quando l’acuta chiaroveggenza di quella popolazione si cangia in scetticismo e in vaga indifferenza, quando c’è bisogno non solo di intelligenza e di spirito versatile, ma di volontà ferma e di persistenza e resistenza, io mi sono detto spesso a bassa voce, tra me e me, e qualche volta l’ho detto pure a voce alta: “Tu non sei napoletano, sei abruzzese” e in questo ricordo ho trovato un po’ di orgoglio e molta forza".

    Chissà se, a prescindere dalle tristi vicende etico-politiche che gettano fango sulla realtà abruzzese, non si possa parlare di caratterologia abruzzese. O, se si vuole, di “abruzzesità”.

    Carlo Azeglio Ciampi, anche e soprattutto da Presidente della Repubblica, ha spesso rimarcato la specificità abruzzese. Tornando a Scanno, in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria, ha affermato: “Nel silenzio di queste montagne… riconquistammo la serenità nei nostri animi a mano a mano che acquisimmo la consapevolezza intima dei valori alla base della vita di una collettività: in primo luogo la libertà, interpretata e applicata nel quadro del vivere in comune, il rispetto cioè della libertà e dei diritti degli altri come condizione per rivendicare la libertà e i diritti propri. […] Se fummo capaci di ritrovare i punti cardinali di riferimento, di riconquistare la serenità dell’animo, di fare le conseguenti scelte e di perseguirle con determinazione, di sentirci di nuovo parte viva di una società di uguali, ciò fu dovuto al clima umano che respirammo in queste montagne, in questa terra d’Abruzzo”.

    Jack Goody, docente di antropologia a Cambridge, autore di opere tradotte in numerose lingue, ha testimoniato pubblicamente, ricordando il breve periodo trascorso come prigioniero di guerra in fuga sulle montagne intorno a Cocullo: “Non ho passato molto tempo in Abruzzo, ma il tempo che vi ho passato è stato molto intenso e mi ha segnato per sempre…”

    L’elenco potrebbe allungarsi di tanti altri nomi più o meno famosi. Ma tutte le testimonianze concordano nel dire: per l’Abruzzo c’è speranza….

    Se c’è un testimone che ha saputo cogliere in profondità il carattere della gente abruzzese è Ignazio Silone, che trent’anni fa, il 23 agosto 1978, si spegneva a Ginevra. Tutte le sue opere non sono che un’indagine da “osservatore partecipante” sul mondo abruzzese tanto da dichiarare, in una lettera al francese Biemel, il 2 settembre 1937: “Il bisogno di sincerità e di verità mi porta a creare un mondo semplice, chiaro, evidente; e non un mondo irreale, fantastico o lunare, ma il nostro mondo terrestre, il mio paese terrestre, e nel mio paese la regione dove sono nato e che conosco e che amo come il bambino conosce il seno di sua madre….[…] Vengo dalla stessa regione che ha dato alla letteratura, insieme a molti altri, Ovidio e D’Annunzio. […] Confronti l’Abruzzo di D’Annunzio con quello di “Pane e vino” e avrà il volto apparente e il volto segreto di una regione dell’Italia meridionale”.

    Mario Setta – www.rete5.tv

    MpL Comunicazione @ 09:15
    Filed under: News MpL

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *