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    Investire nell’agricoltura

    Posted on domenica 29 luglio 2007

    un settore poco valorizzato del quale si parla solo nei periodi di siccità e nel caso di incendi…

    … eppure in Abruzzo l’agricoltura è un settore importante che assorbe il 4,8% degli occupati  e produce beni pari al 10% circa del valore aggiunto industriale (pari al 4,3% del valore aggiunto regionale).   Negli ultimi anni il settore agricolo mostra qualche segnale di risveglio,  torna a crescere ma a ritmi sensibilmente inferiori alla media nazionale.  E’ interessante il confronto tra l’elevato numero di occupati nel settore (superiore alla media nazionale) e la modesta crescita del valore prodotto.  Il contrasto tra il numero di occupati (elevato) ed il risultato in termini di prodotto (modesto), significa che in Abruzzo è  più basso, rispetto alla media italiana, il valore prodotto in agricoltura  per persona attiva. Deludente pure l’export del settore agro-alimentare, che si attesta tra i 210 ed i 260mln di Euro, molto al di sotto delle potenzialità. Se in Abruzzo la produttività agricola è inferiore alla media nazionale, ciò dipende sostanzialmente dalla bassa produttività media degli occupati;  un  dato preoccupante, poiché alla  perdita di produttività si accompagna sempre una  pari perdita di competitività dei prodotti. L’insoddisfacente livello di produttività dipende da vari fattori: dalla scarsa qualità delle risorse umane impiegate nel ciclo produttivo, dalla modesta diffusione delle innovazioni, dalla inefficienza della catena distributiva, dalla limitatissima dimensione d’impresa, dalla scarsa efficacia delle politiche pubbliche.

    L’agricoltura abruzzese è dunque dominata da una dimensione di impresa medio-piccola, scarsamente competitiva sui mercati internazionali e posizionata per larga parte su settori a bassa produttività. L’agricoltura merita maggiore attenzione: considerata spesso come la Cenerentola della società industriale potrebbe invece divenire vera risorsa per lo sviluppo.  Da riformare pure la strumentazione regionale per la promozione agricola, a partire da un elefantiaco Ente strumentale (Arssa) che non appare in grado di affrontare adeguatamente le nuove sfide poste dal mercato globale. Da rilanciare sarebbero le migliori esperienze  di programmazione negoziata condotte negli ultimi anni dai Patti territoriali che, dove ben gestiti, hanno avuto il merito di accompagnare lo spostamento della filiera agro-alimentare di molte realtà del Mezzogiorno su prodotti ad elevato valore aggiunto, promuovendo allo stesso tempo un modello di sviluppo  autopropulsivo fondato sulle specializzazioni, sulle culture, sui "saperi" e sui "sapori" locali. Le politiche agricole devono inoltre integrarsi con le politiche generali di sviluppo, premessa indispensabile per promuovere i vantaggi comparati di ciascun territorio, e così competere nel nuovo scenario di progressiva globalizzazione dei mercati. Le azioni a favore dell’impresa agricola devono dunque essere complementari con quelle in favore degli altri settori, per incentivare le possibili sinergie tra diverse realtà produttive, per riscoprire le tradizioni e promuovere  produzioni locali tipiche e di nicchia.

    L’agricoltura potrà essere protagonista di una nuova stagione di crescita, se saprà realizzare un "vantaggio competitivo" attraverso l’offerta di prodotti di elevata qualità,  supportati da adeguate strategie di comunicazione e di penetrazione sui mercati. Il settore presenta inoltre importanti suscettività di sviluppo in termini di valorizzazione delle risorse ambientali: l’enorme patrimonio naturale, storico e culturale di cui disponiamo permette di integrare l’agricoltura con il turismo, seguendo un modello di tutela ambientale non meramente conservativo.  Si possono così esplorare originali aree di crescita, cogliendo le opportunità offerte da politiche di promozione del "Prodotto Abruzzo" nel mondo. L’impresa agricola potrà inoltre offrire un insieme di servizi per la manutenzione e la valorizzazione del territorio, e contribuire così alla tenuta demografica ed alla riqualificazione dei centri urbani minori, soprattutto nelle aree montane.

    Ma la principale attenzione della Regione dovrà essere rivolta nella formazione degli agricoltori,  sviluppando nuove conoscenze e nuove capacità di gestione. Nel comparto operano molti imprenditori con mentalità artigianale, privi di successione familiare, perché una devastante diseducazione sociale ha radicato il luogo comune sulla presunta inferiorità del lavoro agricolo, rispetto ad altre attività.  La filiera agro-alimentare rappresenta invece una importante opportunità di lavoro per moltissimi giovani, e l’agricoltura abruzzese ha disperato bisogno di giovani manager, di professionisti e di quadri intermedi. Giovani manager agricoli,  capaci di muoversi con disinvoltura sui mercati internazionali, esperti nelle specifiche discipline e nelle problematiche di pianificazione e gestione, di marketing ed organizzazione, di qualità di prodotto e di processo. Occorre dunque investire in formazione, perché la nostra agricoltura ha urgente bisogno di elevate professionalità tecniche e di potenti iniezioni di cultura manageriale.

    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 04:00
    Filed under: News MpL

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