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    Abruzzo: nuove politiche per la piccola impresa

    Posted on sabato 5 gennaio 2019

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    Le imprese abruzzesi sono troppo piccole per crescere. Occorre una nuova politica industriale regionale

     

    In Abruzzo quasi il 95% delle imprese  ha meno di 10 addetti e l’80% ha solo il titolare. Il nanismo industriale costituisce un grave ed irrisolto problema per la nostra economia: imprese troppo piccole investono poco, innovano poco, difficilmente riescono a “sfondare” sui mercati internazionali. Imprese piccole non hanno alcun potere contrattuale con le banche per quanto riguarda l’accesso ed il costo del credito. Le subiscono, e basta.

    Un quadro generale problematico: grandi imprese che sul credito fanno da sole, piccole imprese che fanno fatica a reggere la competizione, sottocapitalizzate, scarsamente innovative.

    Il grande problema, semplicemente non affrontato dal Governo regionale a guida D’Alfonso, è cosa fare per sostenere la crescita (dimensionale e numerica) delle nostre piccole imprese autoctone. Le piccole imprese e gli artigiani non ce la fanno, ed abbisognano di strumenti selettivi ed efficaci di politica regionale. E’ nota la distanza che ci separa dall’esperienza di altre regioni, in cui è diffuso l’utilizzo di forme di assistenza al momento della nascita di un’intrapresa, mentre in Abruzzo il sistema pubblico scoraggia più che incentivare ogni iniziativa imprenditoriale.

    Tra i problemi che dovranno essere prioritariamente affrontati dal prossimo governo regionale è quello della crescita della piccola impresa, ed in particolare quello del difficilissimo rapporto tra imprese e banche. L’evidenza empirica del problema creditizio è quella vissuta giornalmente dai nostri imprenditori e costituisce oggetto e contenuto di continue indagini, ma veramente di pochi fatti.

    E’ cosa nota come i processi di acquisizione-fusione conosciuti dalle banche italiane abbiano depotenziato il sistema creditizio locale. E’ evidente la domanda di “banca locale” da parte degli operatori economici abruzzesi. Il territorio è il luogo dove si formano reti materiali e immateriali, si concepiscono strategie, si sviluppano saperi e non è solo come luogo di produzione.

    Vogliamo dire che il sistema creditizio non è “neutrale” nello sviluppo regionale, anzi riveste un ruolo centrale come fattore di sviluppo e “istituzione” di sostegno alla crescita delle piccole imprese. Considerato pure che il sistema creditizio attua un’azione selettiva nelle possibilità di accesso al credito da parte delle imprese,  è importante che la nuova Regione si senta impegnata nell’attuazione di strategie e azioni in grado di colmare il gap del costo del danaro per fornire alle nostre imprese quelle pari opportunità necessarie per affrontare la crescita competitiva necessaria.La regione deve realizzare, in particolare,  politiche specifiche volte al rafforzamento della struttura patrimoniale della piccola impresa. 

    E’ acclarato che la piccola impresa abruzzese per poter essere maggiormente competitiva, deve investire in qualità. Le politiche pubbliche devono essere tese al rafforzamento patrimoniale promuovendo strutture consortili, prestiti partecipativi, strumenti alternativi di finanziamento finalizzati a realizzare investimenti produttivi.

    Altre regioni hanno sperimentato con successo forme di intervento per migliorare la capitalizzazione e sostenere i piani industriali, quali i fondi di private equity, i fondi di rotazione e sviluppo, ecc.  Gli strumenti non mancano certo, occorre la volontà politica ed una burocrazia veloce e vicina alle esigenze del mondo produttivo.  Le  politiche pubbliche devono trovare un riscontro nei piani aziendali, premiando con fiscalità di vantaggio quelle imprese che dimostrano di saper raggiungere obiettivi di politica economica assunti come “stelle polari” dalla regione (le innovazioni di prodotto e di processo, l’incremento dimensionale, l’internazionalizzazione, la diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione, ecc.).

    Più in generale, la Regione che sarà dopo il 10 febbraio deve compiere un salto di qualità e nello stesso tempo di discontinuità dall’attuale modello di sviluppo,  e rafforzare un modello basato sul valore e sulla valorizzazione dell’economia della conoscenza. La manifattura deve riposizionarsi su prodotti di maggiore qualità, esaltando i vantaggi comparati dei singoli “sistemi territoriali della conoscenza”: veri e propri cluster dove la sostenibilità dello sviluppo, la disponibilità di capitale umano, la possibilità di integrare i sistemi locali industriali con le filiere agricole,  della pesca, del turismo e della cultura.

    Finora la Regione, anche su questi temi, è stata in forte e drammatico ritardo. E’ ora di cambiare.

    Piero Carducci, economista 

    MpL Comunicazione @ 22:09
    Filed under: News MpL

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