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    Abruzzo nudo

    Posted on sabato 27 settembre 2008

    Continuano i fallimenti delle grandi banche USA e la crisi dei mutui è lungi dal finire. La Banca centrale europea aumenterà ancora il costo del denaro, quindi anche dei mutui in euro. L’effetto depressivo sull’economia si sente già ed aumenterà a breve.  Il tracollo del dollaro ha mandato alle stelle le quotazioni delle materie prime, a partire dal petrolio e dal grano, con attese di ulteriori fiammate inflazionistiche. In tali condizioni, l’ulteriore caduta del dollaro è il minimo che ci si possa aspettare. L’insostenibile leggerezza della moneta americana non riflette purtroppo la forza dell’economia europea, ma la debolezza dell’economia americana, ormai in recessione. Crolla la fiducia dei consumatori e scendono le richieste di nuovi mutui ed i prezzi delle case. Sono oltre 500mila le famiglie italiane in difficoltà nel pagare la rata del mutuo.


    Si sta dunque innescando una spirale pericolosa per tutta l’economia mondiale: la recessione USA produce perdite sui mercati finanziari e si trasmette all’economia reale per via della riduzione dei consumi e della caduta di valore degli immobili. Irrompe poi sulla scena un’altra minaccia: l’inflazione, riaccesa in tutto il mondo dai prezzi speculativi dell’oro nero.


    La frenata strutturale dell’economia nord americana non è più un’ipotesi: lo confermano i numeri. I fallimenti a catena, il peggioramento del mercato del lavoro, il calo di fiducia e delle vendite al dettaglio,  l’aggravarsi della crisi dei mutui, segnalano che il motore economico Usa, da sempre basato sui consumi, sia entrato in crisi. Milioni di famiglie americane non rimborsano le rate, il mercato immobiliare è fermo, i titoli del debito ridotti a carta straccia con le conseguenti ripercussioni su tutte le economia mondiali. Le armi per combattere questo stato di cose sono alquanto spuntate. Le politiche economiche di sostegno ai consumi, ribadite ancora oggi da Bush, non convincono e non hanno finora invertito la tendenza negativa.

    La stessa cosa si può dire per le politiche monetarie: la FED continua a ridurre i tassi di interesse, e non può fare altro, ma ciò contribuisce a deprimere ulteriormente il dollaro ed a riaccendere l’inflazione. Soprattutto preoccupa il pessimismo che ha contagiato anche l’Europa, dove l’economia è in stagnazione e la crisi americana preoccupa moltissimo. Il pessimismo sul futuro nasce da diversi fatti: l’incremento del prezzo del petrolio e dei prezzi in generale, il blocco dell’offerta immobiliare e la flessione del prezzo delle case. Poiché il valore delle case scende, le banche chiedono alle famiglie di rimborsare i prestiti garantiti dal solo valore della casa stessa. Inoltre, causa prezzi galoppanti, le famiglie si trovano costrette a ridurre i consumi, e non solo quelli superflui. Le famiglie americane si vedono quindi costrette a tagliare bruscamente il tenore di vita, e spesso non riescono neanche a tirare a campare. La perdita di potere d’acquisto delle famiglie acuisce il fenomeno recessivo, che si espande al mondo intero e si autoalimenta. I mercati valutari ne risentono, e il crollo del dollaro fa schizzare i prezzi del petrolio, che continua a superare ogni record. Ulteriore preoccupazione degli economisti è che la politica economica non abbia margini per contrastare la recessione. Il deficit del governo federale, in effetti, è già straordinariamente elevato.


    Né la FED può, per quanto detto, ridurre in eterno i tassi di interesse.


    Per noi europei c’è poco di che essere contenti. La recessione americana si sta ripercuotendo con onde d’urto via via più pesanti sul mondo intero. La crisi delle borse già ci investe: troppa immondizia è stata venduta ai risparmiatori europei e la crisi dei mutui USA ridurrà, nel 2007-08, il PIL annuo dell’Eurozona almeno dello 0,2-0,4% Un rallentamento dell’economia americana e tassi più bassi significano inoltre un dollaro sempre più debole: l’Euro è impazzito e questo crea problemi alle nostre esportazioni verso il mercato USA. Questa difficoltà si sta facendo sentire in Abruzzo, dove per effetto della crisi si sta fermando il mercato immobiliare e l’export del tessile è in crisi nera (mentre va bene l’alta tecnologia).


    Se l’America piange, l’Europa non ride. Per evitare che il raffreddamento dell’economia americana fermi anche l’Europa occorre aiutare la domanda interna, e soprattutto i consumi delle famiglie e gli investimenti nelle opere pubbliche, tagliando le tasse e recuperando sugli enormi sprechi della spesa pubblica. La spesa corrente delle pubbliche amministrazioni, centrali e locali, è un’idrovora insaziabile che brucia enormi risorse in maniera improduttiva. Se si continuano a proteggere dipendenti pubblici e gli enti inutili, sarà difficile destinare risorse a nuovi investimenti ed al sostegno delle famiglie. Come sarà difficile trovare risorse per la ricerca e la formazione, chiave di ogni futura ricchezza, continuando a destinare fiumi di denaro pubblico alla sanità, un mercato corrotto dove le regole dell’economia sono rovesciate: è l’offerta privata che crea la domanda.


    Troppe famiglie sono in difficoltà e la reces
    sione americana costringe a scelte coraggiose, anche in Abruzzo. Senza governo regionale, nessuno può farle. Il prossimo governo regionale, saprà farle?

    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 01:30
    Filed under: News MpL

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