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    Abruzzo digitale in forte ritardo

    Posted on martedì 1 gennaio 2019

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    Abruzzo in forte ritardo sulla diffusione della società dell’informazione

    Il 71% delle famiglie abruzzesi dichiara di avere un accesso a Internet.  Siamo in linea alla media nazionale, che comunque resta inferiore di 7 punti percentuali alla media dell’Eurozona. Ma  le medie nascondono sempre situazioni molto differenziate:  Lombardia e Piemonte sono all’avanguardia, mentre Calabria e Molise restano fanalini di coda. Come in molti altri casi, l’Abruzzo sta meglio del Sud ma molto peggio delle migliori regioni. Cresce anche l’accesso delle imprese alla rete: leggermente superiore alla media nazionale (pari al 97%)  il dato abruzzese  (98%) che riguarda le aziende con più di 10 addetti del settore industria e servizi che sono dotate di un collegamento a banda larga. Lo scenario cambia nettamente quando parliamo però di piccole imprese dove siamo fermi al 65%,   contro il 75% della media italiana.  E le aree interne come sempre sono ancora più indietro su tutti gli indicatori di penetrazione digitale. Ridurre il divario digitale e gli squilibri territoriali nella fruizione della rete è una delle principali sfide del prossimo governo regionale.

    In Abruzzo, rispetto a dieci anni orsono,  c’è stato quindi mediamente un miglioramento dell’accesso alla rete e delle infrastrutture. Ma per fare cosa?  L’utilizzo della rete è in verità un sottoutilizzo: la Regione è agli ultimi posti fra le regioni italiane quanto a competenze alfabetiche, numeriche e digitali. I valori sono ampiamente inferiori alla media nazionale (soprattutto per le donne) e leggermente superiori nel complesso solo a quelli del Mezzogiorno.  Le nuove tecnologie dell’informazione hanno conosciuto un notevole sviluppo hardware, non sufficiente tuttavia a recuperare il ritardo culturale nell’utilizzo della rete.  Poco è stato fatto dall’ultimo governo regionale per coprire questo gap: l’Abruzzo è stato interessato solo marginalmente dall’impetuosa crescita negli applicativi della rete. La regione è sempre più arretrata sulla società dell’informazione,  a causa di una bassa diffusione di software e di cultura informatica, nonché di un evidente squilibrio tra aree urbane ed aree montane negli investimenti legati alle tecnologie digitali. 

    Per non parlare della Pubblica Amministrazione, dove si continua a lavorare, con poche eccezioni, utilizzando appena i rudimenti della società digitale.

    Se si utilizzano gli indicatori classici di misura (Km di fibra ottica per Kmq di superficie e per popolazione residente; spesa delle imprese e delle famiglie per i servizi ICT; diffusione della banda larga; ecc.) vediamo che l’Abruzzo resta nella parte bassa della graduatoria italiana, in compagnia del Molise e della Calabria. La Regione è debole sia dal punto di vista della dotazione delle infrastrutture di rete (troppi comuni delle aree interne soffrono di un servizio scadente di connettività), sia come utilizzo di nuovi servizi di comunicazione (e-business, e-government,  telemedicina, domotica, ecc.).

    Si tratta di un ritardo strutturale molto grave, poiché alla scarsa diffusione dell’ICT (tecnologie e servizi digitali) si accompagna un differenziale negativo di crescita della produttività in confronto all’eurozona.  Conseguenze dell’erosione della produttività regionale sono una strutturale riduzione di competitività, delle quote nel commercio mondiale e della capacità di attrazione di investimenti esteri (dove l’Abruzzo occupa ahimé uno degli ultimi posti in Italia).

    Continuare a sottovalutare l’importanza dell’ICT equivale a porre serie ipoteche sul futuro sviluppo della nostra Regione. L’intensa competizione sui costi, cui sono soggette le nostre imprese,  impone la  promozione di produzioni di elevata qualità e la diffusione accelerata dell’economia della conoscenza. La caratteristica distintiva delle economie che hanno espresso i migliori risultati negli ultimi anni è stata proprio l’innovazione digitale, elemento centrale di discontinuità rispetto al passato,  capace di generare nuovo vantaggio competitivo e di conseguenza  maggiore produttività e ricchezza.

    Queste tecnologie, trasversali e pervasive, possono fornire grandi contributi di efficienza e di produttività, e dunque di benessere, solo quando se ne sfrutti a fondo il valore di “innovazione e trasformazione” e non solo quello di “semplificazione e accelerazione” delle attività esistenti (e magari la nostra Pubblica Amministrazione applicasse diffusamente almeno la funzione di semplificazione ed accelerazione! Sarebbe già un enorme passo in avanti!). 

    Con riferimento soprattutto al tessuto tipico regionale, costituito da piccole imprese, le tecnologie dell’informazione sono state utilizzate esclusivamente per l’automazione delle attività di ufficio o della produzione. Sono stati dunque realizzati obiettivi di efficienza, ma non si è innescato un profondo processo di cambiamento dei processi produttivi definendo nuovi modelli gestionali nelle attività d’impresa (ad eccezione delle grandi imprese esogene che viaggiano per conto loro).

    L’innovazione tecnologica è crescita economica ed opportunità sociale che deve essere equamente distribuita, e la diffusione degli strumenti tecnologici deve essere accompagnata dalla capacità di assorbire l’innovazione anzitutto a livello culturale. La  sfida dell’Abruzzo è quindi quella di sviluppare un “Sistema regionale dell’Innovazione”, che deve essere attivato per operare come motore per la crescita economica e civile. Un sistema complesso che ha tre componenti (la conoscenza, la ricerca, la diffusione dell’innovazione);  più livelli decisionali (Regione, Governo, Ue);  più attori (pubblica amministrazione, imprese, Università).

    Il carattere multidimensionale e sistemico dell’innovazione richiede che essa costituisca un elemento distintivo delle iniziative del prossimo Governo regionale, opportunamente raccordate con i programmi nazionali ed europei.

    L’innovazione deve costituire il fattore distintivo della ripresa economica regionale e la condizione per uno sviluppo stabile per un’economia avanzata come la nostra. Occorre investire decisamente in reti e buona formazione da parte della Regione, utilizzando i programmi europei dedicati e promuovendo azioni incisive e finalizzati alla capillare diffusione delle nuove tecnologie e dei software applicativi.

    E soprattutto occorre allargare l’area di accesso alle reti per tutti, nessuno escluso, per evitare nuovi divari economici ma anche sociali tra chi sa e padroneggia i nuovi strumenti, e chi non sa e viene respinto verso le drammatiche povertà generate dall’analfabetismo tecnologico.

    Piero Carducci, economista

    l’immagine in apertura è tratta da

    http://www.lorenzorossetti.it/facebook_social_network.html

     

     

     

     

     

     

     

     

    MpL Comunicazione @ 11:01
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