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    Abruzzo bloccato

    Posted on sabato 3 giugno 2006

    di Piero Carducci (Economista)

    Gli ultimi numeri disponibili sulla regione mostrano una situazione che richiede interventi immediati e forti da parte del Governo regionale. Atteso che le soluzioni ai problemi della regione sono di ordine strutturale, occorre finalmente avviare le riforme del Sistema Abruzzo e favorirne il posizionamento nel nuovo ordine economico internazionale. Al contempo, però, occorrono iniziative di breve periodo finalizzate a superare l’attuale situazione di stallo, conferendo rinnovata fiducia a imprese e consumatori, liberando forze produttive ad oggi sopite, generatrici di nuovo reddito ed occupazione. Accelerare la ripresa del sistema ed agganciare per quanto possibile le locomotive Asia-America: questi sono i due interrogativi ai quali il governo regionale non ha saputo dare finora risposta.
    La situazione dell’Abruzzo sta peggiorando: nel 1991 il reddito pro-capite regionale era pari al 90% di quello nazionale, mentre nel 2005 si attesta ad un modesto 83%. La produttività è in forte calo nell’ultimo triennio e, con essa, la competitività dell’industria regionale (con l’eccezione di importanti realtà esogene, come Micron e Sevel). La dotazione infrastrutturale mostra la gravissima insufficienza della Regione: fatto 100 il dato nazionale, l’Abruzzo raggiunge un pessimo 27 per i porti; un modesto 60 per gli aeroporti ed un insoddisfacente 70 per le ferrovie. Siamo in compagnia del Molise l’ultima regione in Italia per diffusione della larga banda e per la capacità di attrazione di IDE (investimenti diretti esteri). Anche sul valore aggiunto prodotto, la regione arretra progressivamente ed occupa la penultima posizione nella graduatoria nazionale. In netto calo anche gli investimenti, in particolare nel settore industriale, che continua ad essere flagellato dalle gravi ed irrisolte crisi dei grandi gruppi e da una crescente difficoltà della piccola impresa sui mercati globali. A ciò si aggiunga un costo del denaro superiore alla media nazionale nella misura di almeno 2 punti ed un rapporto tra finanziamenti erogati e raccolta effettuata assai più basso. Se l’economia regionale non è crollata, è grazie all’ottimo andamento delle costruzioni, di alcuni servizi e di alcune grandi industrie esogene.
    L’elenco potrebbe continuare, tanti sono gli handicap che stanno portando l’Abruzzo ad una lenta ma irrefrenabile discesa. Ma tra questi handicap il principale è l’assenza del governo regionale, sia come indirizzo politico che come amministrazione. E’ arrivato il momento di cambiare passo, di fare una vera politica industriale, della formazione, dei trasporti. Mentre i professionisti della politica si rimpallano le responsabilità dell’incredibile disastro dei conti della Sanità, l’economia abruzzese tira il freno, la disoccupazione preoccupa, le imprese annaspano tra i flutti del mercato internazionale, le aree di crisi ed i lavoratori sono abbandonati e ridotti allo stremo. Crescono inoltre le incertezze sul quadro finanziario futuro, perché la Regione non ha predisposto nei tempi dovuti i necessari programmi di rientro dal deficit sanitario, ed ora rischia come probabile la sanzione del Governo centrale: un aumento automatico delle imposte sui cittadini e sulle imprese. Una regione dove i mille sprechi della Sanità assorbono quasi tutte le risorse, ed anzi richiedono pure imposte aggiuntive, è una regione che ha rinunciato ad ogni prospettiva di sviluppo. Una regione senza progetti sull’industria, sulla formazione e sui trasporti è una Regione poco credibile, e senza credibilità ogni interesse degli investitori esteri ed ogni acquisizione di mezzi finanziari diviene costosa e difficile, soprattutto a livello europeo.
    L’Abruzzo di tutto aveva bisogno, meno che di un anno di "non-governo" regionale, di tempi decisionali incredibilmente lunghi e di mancate risposte all’economia produttiva. Una Regione che perde i colpi non ha bisogno di inutili "uffici di Presidenza" e di nuove prebende ai Consiglieri regionali, ma di velocità ed efficacia nell’azione legislativa ed esecutiva: sono queste le condizioni per risultare credibili sui mercati, per suscitare le energie locali in un quadro di certezze sul futuro degli impegni presi, per attirare capitali per lo sviluppo di nuove iniziative, per tramutare i vincoli imposti dalla internazionalizzazione dei mercati in occasioni di sviluppo e di cooperazione interregionale. A più di un anno dal suo avvio, la Giunta non ha centrato nessun obiettivo rilevante: l’improvvisazione e la mancanza di progettualità, la logica del giorno per giorno e la confusione nell’azione, l’incapacità di realizzare politiche per le aree interne, sono tratti che sottolineano l’inconsistenza della Del Turco-politica.
    Quel che è peggio manca qualsiasi disegno e progetto sul futuro, sul modello di sviluppo da realizzare, sul ruolo della Regione nel complesso scenario europeo. Ed a causa dell’insufficienza della politica, l’Abruzzo rischia di affondare di nuovo nella condizione di arretratezza e di subalterno sviluppo, dalla quale gli abruzzesi erano riusciti a liberarsi da pochi anni ed al prezzo di enormi sacrifici.

    Amministratore @ 12:45
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