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    Abruzzo, benino export. Occorre una strategia

    Posted on martedì 19 febbraio 2019

    L’export abruzzese in lieve ripresa. Occorre cambiare strategia per sostenere le produzioni autoctone che riservano grandi potenzialità di sviluppo e creazione di occupazione

    Leggera ripresa dell’export abruzzese nel 2018. Occorre una politica regionale di sostegno alla filiera dell’export, a partire dalla piccola impresa.  L’Abruzzo conferma una storia antica. La grande impresa si difende bene sui mercati internazionali. Le produzioni autoctone che tirano sui mercati internazionali sono quelle di particolare pregio, come il vino Montepulciano e l’abbigliamento di qualità, mentre la pasta di Fara (prodotto anche esso di eccellenza) vive una congiuntura di temporanea difficoltà dovuta a fatti contingenti. 

    Nel terzo trimestre 2018 le esportazioni abruzzesi riprendono a crescere (+3,3%), con performance migliori della media  italiana (+1,4%), portando così il dato dei primi nove mesi dell’anno in segno positivo (+3,8%).  È quanto emerge dal Monitor dei distretti industriali dell’Abruzzo curato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo. Ottima performance per il comparto Abbigliamento (+5,3% per il distretto nord-abruzzese e +19,5% per il distretto sud-abruzzese), bene i Vini di Montepulciano (+6,6%, in controtendenza la Pasta di Fara (-1,2%) e il Mobilio (-4,2%).  L’export della Pasta vive un momento di difficoltà che dovrebbe essere temporaneo.  Male il polo Ict dell’Aquila, con una diminuzione del 14%.  L’andamento del Polo aquilano, come noto, è condizionato dall’andamento delle esportazioni verso gli Stati Uniti, il principale mercato di sbocco, che nel terzo trimestre 2018 ha assorbito l’83% delle esportazioni totali, con una riduzione del 17,5% rispetto allo stesso periodo del 2017.

    “I Distretti industriali abruzzesi confermano nel complesso la loro vocazione all’export e la capacità di crescere sui mercati internazionali, rendendo al contempo evidente come il modello dei Distretti sia sempre strategico e importante nel contesto dell’economia regionale, al pari di quella nazionale” – spiega Nocentini, direttore regionale di Intesa Sanpaolo.

    Che dire?  L’internazionalizzazione del sistema-impresa abruzzese è ancora in mezzo al guado.  La  strategia regionale va rivista, e dovrà basarsi su alcuni assi d’intervento: il potenziamento dell’export, sostenendo le aziende con piani di sistema; la promozione di filiere integrate, che permettano all’indotto di agganciarsi al flusso di export;  lo sviluppo delle competenze, per fornire assistenza qualificata agli operatori che vogliano sbarcare sull’estero.  E poi l’accesso al credito: è essenziale come ricordato immettere liquidità – con i fondi di rotazione, il sostegno ai Confidi e interventi di private equity  – in un sistema asfittico, privo di un sistema regionale del credito, permettendo quindi alle aziende di investire per crescere e creare lavoro.

    E poi la questione irrisolta del nanismo industriale. Le PMI devono essere spinte ad aggregarsi in filiere e potrebbero divenire terreno elettivo di applicazione di start up innovative in ambito di progetti trilaterali tra Università, grandi imprese e appunto piccole realtà specializzate su singoli processi o parti produttive.  Ciò favorirebbe gli investimenti in R&S, l’innovazione e l’internazionalizzazione. Da riformare e rilanciare la FIRA, sul modello Friuli Venezia Giulia. Ma questo è un capitolo sul quale occorre tornare…

     

    MpL Comunicazione @ 12:29
    Filed under: News MpL

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