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    Abruzzesi sempre più poveri

    Posted on martedì 29 gennaio 2019

    200mila abruzzesi vivono una situazione di estremo disagio economico se non di vera povertà. La situazione è nettamente peggiorata a partire dal 2015. Cosa ha fatto la Regione negli ultimi anni? Molto poco.

    In Abruzzo c’è una parola che in pochi amano pronunciare: “povertà”. E’ una parola fastidiosa, perché ricorda un passato lontano che si credeva cancellato, perché pensavamo non ci riguardasse più, perché è lo specchio del fallimento di chi ha (male) governato. Ed invece “povertà” è una parola drammaticamente presente nella nostra “società dei consumi”, è presente anche se non si pronuncia, dilaga ed intacca sempre di più il nostro mondo scintillante di pubblicità e fondato sul consumo di massa. Sarà colpa della globalizzazione, dell’Euro malfatto e dell’austerità, dell’indecenza di troppa politica degli ultimi anni, sarà colpa di tante cose, ma il fatto è che la povertà aumenta e dilaga.

    Sedici famiglie abruzzesi su cento, quasi 200mila persone, sono in una condizione di povertà. La situazione è peggiorata drasticamente rispetto a fine 2015,  in cui il dato si fermava al 9,9%. Pur essendo la regione in cui si registra il dato migliore del Mezzogiorno, l’Abruzzo è tra le sette regioni con indice di povertà maggiore e con un aumento di oltre cinque punti percentuali, tra i più alti in Italia. Che sussulto provoca l’aumento continuo dei poveri al residuo senso morale di chi ha governato negli ultimi anni? Quasi nessuno, a leggere la stampa.

    Nessun sussulto morale, anche se sappiamo che la povertà non è solo mancanza di cibo, non è solo un incontro quotidiano con l’angoscia, la malattia e con la morte. L’estrema povertà è la fuoriuscita dalla condizione umana, impedisce l’esercizio della stessa umanità. Eppure, chissà perché, in Abruzzo questa parola non viene quasi mai pronunciata. Chissà perché chi ha amministrato negli ultimi anni di povertà non vuole proprio sentire parlare. Bisogna anzi dire che in Abruzzo siamo in ripresa, gli occupati aumentano, va tutto (quasi) bene, l’Europa è il nostro futuro, i ristoranti sono pieni e siamo tutti più belli più felici. Se non diciamo così, del resto, come si fa a votare per gli stessi di prima che si ripresentano sotto il vestito del civismo?

    Eppure i dati smentiscono del tutto la narrativa dell’Abruzzo in ripresa. Aumentano i poveri, in Abruzzo, ed aumentano tanto, e questo non è propriamente un segnale di “ripresa” economica. E’ una ripresa al contrario. La situazione è peggiorata drasticamente soprattutto negli ultimi anni, e non è solo colpa della Regione ma è anche colpa della Regione che poco  ha fatto.

    Peggiora pure la distribuzione del reddito: gli abruzzesi ricchi sono sempre più ricchi mentre gli abruzzesi poveri sono di più e più poveri. Un trend simile al resto dell’Europa, la cui politica aumenta le diseguaglianze, ma che in Abruzzo si presenta con maggiore evidenza statistica. Il problema viene da lontano. Le politiche di austerità dell’Europa, la globalizzazione selvaggia, il dominio della finanza senza etica, l’incapacità e la passività della politica, sono molti i fattori che portano all’inesorabile incremento della povertà. E l’Abruzzo va molto male, anzi va peggio. I dati dei principali istituti di ricerca dipingono una realtà drammatica. La crisi economica non finisce, continua a mietere vittime e ad aggravare la situazione di centinaia di migliaia di abruzzesi. Sono numeri da terzo mondo, indegni di un Paese civile, ma la stampa preferisce parlare d’altro. La responsabilità dell’aumento verticale della povertà in Abruzzo è da attribuire anche alla classe dirigente politica, in senso lato intesa, che non ha voluto adottare misure realmente in grado di combattere l’impoverimento delle famiglie. Se la povertà aumenta mentre la ricchezza è sempre più nelle mani di pochi, allora la povertà è una strategia voluta da pochi a danno di molti. I cittadini poveri sono stati letteralmente abbandonati al loro destino.

    La Regione verde d’Europa è tra le regioni più al verde d’Europa. Che tristezza, che inadeguatezza di chi ci ha governati.  Cambiare si può.

    Piero Carducci, economista

    MpL Comunicazione @ 14:18
    Filed under: News MpL

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