Posted on lunedì 8 febbraio 2010
Sono oltre 2.500 le imprese artigiane nel cratere, di queste oltre mille ancora non riprendono la loro attività. Sono i numeri della crisi economica che nell’aquilano conosce ovviamente un notevole peggioramento, dopo il sisma distruttivo del 6 aprile 2009. Sono quelle piccole imprese di servizi, copisterie, falegnami, parrucchieri, sarti, restauratori, ristoratori che dal sei aprile di aiuti ne hanno visti pochi o nessuno.
Dieci lunghi mesi che hanno visto un’impennata di iscrizioni alla Cassa edile, prima del sisma gli iscritti erano ottomila in tutta la Provincia, oggi sono diecimila nella sola città dell’Aquila, di questi, però, duemila sono in cassa integrazione. Dato che si spiega con il fatto che ad essere impegnate nella ricostruzione sono prevalentemente imprese di fuori. Sono dati forniti dal presidente della Confartigianato Luigi Lombardo. Unica panacea la Zona franca, la cui rapida istituzione è al primo punto del programma elettorale di Antonio Del Corvo.
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