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    8 marzo, cosa festeggiare?

    Posted on lunedì 8 marzo 2021

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    “Giornata della donna”, molti la definiscono “Festa della donna”. Ma cosa c’è da festeggiare l’8 marzo? Ben poco. A 73 anni dal varo della Costituzione italiana, “la più bella Costituzione del mondo” è poco o nulla applicata sul tema delle pari opportunità.  Applicare la Costituzione sarebbe già un enorme successo, dato che la Carta  sancisce chiaramente un essenziale  principio di civiltà: il principio dell’uguaglianza di genere.  73 anni dopo, non è proprio così…. 

    Donne e lavoro viaggiano ancora su binari distinti e distanti.  Anche in Abruzzo.  In questi 73 anni, certamente la condizione della donna è evoluta, è migliorata, ma il “conflitto” di ruolo “lavoratrice-moglie-madre” è sempre lo stesso, anche per la carenza dei servizi alla famiglia,  e le donne vivono nel quotidiano il doppio lavoro: in casa e fuori casa.  Ed anche nel mondo del lavoro le donne faticano,  nonostante i progressi ottenuti. L’occupazione femminile resta in Abruzzo come in Italia su valori più bassi rispetto a quello maschile e su livelli ancora molto lontani dalla media europea. Le donne dirigenti sono circa il 25% del totale, in tutti i ruoli la retribuzione delle donne a parità di ruolo è del 20% inferiore a quella dei colleghi maschi.  Covid a parte, nNell’ultimo decennio il 46% delle donne abruzzesi  inattive ha lasciato il lavoro per problemi di conciliazione tra vita privata e professionale. I dati INPS indicano che circa il 25% delle donne divenute madri nell’ultimo quinquennio  non ha ripreso l’attività sul mercato del lavoro a quattro anni di distanza dal parto.

    Le donne sono il 51% dei residenti in Abruzzo (674.011), hanno un livello di istruzione superiore agli uomini,  e contribuiscono in misura decisiva  allo sviluppo della nostra Regione, ma non riescono a esprimere il loro  potenziale.

    Le donne in Abruzzo sono scarsamente presenti nelle posizioni decisionali, mostrano livelli di occupazione del 18% inferiore agli uomini, dispongono di scarsi servizi (asili nido, ecc.), patiscono livelli di violenza (soprattutto domestica) superiori alle medie nazionali.   La situazione non è confortante:   in Abruzzo i dati per genere ci dicono che gli uomini disoccupati sono circa il 9% della forza lavoro maschile abruzzese mentre le donne disoccupate sono circa il 18% della forza lavoro femminile abruzzese.  In Abruzzo come in Italia le paghe delle donne sono inferiori del 20% dei colleghi maschi e i padri single guadagnano il 40% in più delle madri single. I tassi di disoccupazione femminile sono più elevati di quelli maschili; l’avanzamento nella carriera è più difficile e le donne sono presenti soprattutto  nei lavori atipici e precari.

    Vi sono leggeri miglioramenti in corso grazie all’introduzione di quote obbligatorie nei diversi ambiti.  Ma la parità di genere è ancora lontana. Nei consigli regionali, ad esempio, le donne sono rarissime e la modifica alla legge elettorale regionale, che ha portato all’introduzione della doppia preferenza di genere, non è risultata efficace negli esiti.

    Oltre all’impegno sulle quote obbligatorie servono azioni forti di sensibilizzazione per promuovere un mutamento di atteggiamento sulla parità, occorre tanta educazione e formazione per combattere consolidati stereotipi di genere, occorre migliorare le politiche regionali per eliminare gli ostacoli alla base della decisione delle donne di non entrare nel mondo del lavoro o in politica.

    È necessario, pertanto, che la politica si occupi delle donne.  La conciliazione tra lavoro e famiglia è ancora la principale sfida che le donne si trovano ad affrontare. Gli strumenti ci sono, manca la sensibilità!

    E poi la crescente violenza contro le donne.  Capitolo doloroso, in crescita,  quantomai attuale.  La violenza costituisce l’aspetto più brutale della discriminazione di genere. Un fenomeno non solo crescente ma pure troppo tollerato.

    Occorre reprimere duramente, ma pure educare. Occorre potenziare gli sportelli di ascolto e le reti di protezione per le donne vittime di violenza, utilizzando i fondi  per i centri antiviolenza e il sostegno alle reti antiviolenza. Occorre combattere gli stereotipi devastanti che circolano diffusamente sui social e su programmi TV sempre più trash.  Occorre promuovere nelle scuole l’educazione di genere come strumento di prevenzione contro la violenza di genere.

    C’è molto da fare, ancora poco da festeggiare! E smettiamola on le stupidaggini tipo “avvocatessa” e “presidentessa”… badiamo al sodo, ai problemi veri!

    MpL Comunicazione @ 10:11
    Filed under: News MpL

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