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    8 marzo, cosa festeggiare?

    Posted on venerdì 8 marzo 2019

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    “Giornata della donna”, qualcuno si azzarda a definirla “Festa della donna”. Ma cosa c’è da festeggiare l’8 marzo? Ben poco. A 71 anni dal varo della Costituzione italiana, la Costituzione è poco o nulla applicata sul tema delle pari opportunità.  Applicare la Costituzione sarebbe già un enorme successo, dato che la Carta  sancisce chiaramente un essenziale  principio di civiltà: il principio dell’uguaglianza di genere.  71 anni dopo, non è proprio così…. 

    Donne e lavoro viaggiano ancora su binari distinti e distanti.  Anche in Abruzzo.  In questi 71 anni, certamente la condizione della donna è evoluta, è migliorata, ma il “conflitto” di ruolo “lavoratrice-moglie-madre” è sempre lo stesso, e le donne vivono nel quotidiano il doppio lavoro: in casa e fuori casa.  Ed anche nel mondo del lavoro le donne faticano,  nonostante i progressi ottenuti. L’occupazione femminile resta in Abruzzo come in Italia su valori più bassi rispetto a quello maschile e su livelli ancora molto lontani dalla media europea. Le donne dirigenti sono il 25% del totale, in tutti i ruoli la retribuzione delle donne a parità di ruolo è del 20% inferiore a quella dei colleghi maschi.  Nell’ultimo decennio il 46% delle donne abruzzesi  inattive ha lasciato il lavoro per problemi di conciliazione tra vita privata e professionale. I dati INPS indicano che il 25% delle donne divenute madri nel 2009 non ha ripreso l’attività sul mercato del lavoro a quattro anni di distanza dal parto.

    Le donne sono il 51% dei residenti in Abruzzo (674.011), hanno un livello di istruzione superiore agli uomini,  e contribuiscono in misura decisiva  allo sviluppo della nostra Regione, ma non riescono a esprimere il loro  potenziale.

    Le donne in Abruzzo sono scarsamente presenti nelle posizioni decisionali, mostrano livelli di occupazione del 18% inferiore agli uomini, dispongono di scarsi servizi (asili nido, ecc.), patiscono livelli di violenza (soprattutto domestica) superiori alle medie nazionali.   La situazione non è confortante:   in Abruzzo i dati per genere ci dicono che gli uomini disoccupati sono circa il 9% della forza lavoro maschile abruzzese mentre le donne disoccupate sono circa il 18% della forza lavoro femminile abruzzese.  In Abruzzo come in Italia le paghe delle donne sono inferiori del 20% dei colleghi maschi e i padri single guadagnano il 40% in più delle madri single. I tassi di disoccupazione femminile sono più elevati di quelli maschili; l’avanzamento nella carriera è più difficile e le donne sono presenti soprattutto  nei lavori atipici e precari.

    Vi sono leggeri miglioramenti in corso grazie all’introduzione di quote obbligatorie nei diversi ambiti.  Ma la parità di genere è ancora lontana. Nei consigli regionali, ad esempio, le donne sono rarissime e la modifca alla legge elettorale regionale, che ha portato all’introduzione della doppia preferenza di genere, non è risultata efficace negli esiti.

    Oltre all’impegno sulle quote obbligatorie servono azioni forti di sensibilizzazione per promuovere un mutamento di atteggiamento sulla parità, occorre tanta educazione e formazione per combattere gli stereotipi di genere, occorre migliorare le politiche regionali per eliminare gli ostacoli alla base della decisione delle donne di non entrare nel mondo del lavoro o in politica.

    È necessario, pertanto, che la politica si occupi delle donne.  La conciliazione tra lavoro e famiglia è ancora la principale sfida che le donne abruzzesi si trovano ad affrontare. Gli strumenti ci sono, manca la sensibilità!

    E poi la crescente violenza contro le donne.  Capitolo doloroso e quantomai attuale.  La violenza costituisce l’aspetto più brutale della discriminazione di genere. Un fenomeno crescente e troppo tollerato.

    Occorre reprimere duramente, ma pure educare. Occorre potenziare gli sportelli di ascolto e le reti di protezione per le donne vittime di violenza, utilizzando i fondi  per i centri antiviolenza e il sostegno alle reti antiviolenza. Occorre combattere gli stereotipi devastanti che circolano sui social e su programmi TV sempre più trash.  Occorre promuovere nelle scuole l’educazione di genere come strumento di prevenzione contro la violenza di genere.

    C’è molto da fare, e poco da festeggiare!

    MpL Comunicazione @ 14:11
    Filed under: News MpL

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