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    2018, un anno pessimo per le aree interne

    Posted on giovedì 14 febbraio 2019

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    Il 2018 è stato un “annus horribilis” per le aree interne abruzzesi. I dati sono impietosi: a parte L’Aquila, la cui economia è sostenuta dalla ricostruzione, gli altri territori precipitano negli indicatori di reddito e consumo. Soprattutto la Marsica, pure a causa della esclusione dagli Aiuti di Stato (Governo regionale D’Alfonso, 2014), cade nei livelli di attività economica e negli indici di occupazione.   Anche la Valle Peligna soffre, come alcune aree del teramano e del chietino interno.  L’Abruzzo si orienta verso un modello di sviluppo sempre più disuguale. Occorre invertire la rotta.  

      
     I dati statistici sul 2018 confermano quel che scriviamo da mesi:  l’Abruzzo cresce un pochino, ma meno della media italiana che già non brilla,  le aree interne  non crescono per nulla, ed anzi regrediscono complici la mancanza di investimenti pubblici e  le crisi aziendali, nonché il mancato decollo di settori importanti ma per nulla  valorizzati (come possono essere l’agroalimentare nella Marsica ed  il turismo montano a L’Aquila, dove in compenso si fanno molti convegni…).Il dualismo territoriale danneggia tutti, ed affrontare  la questione del riequilibrio significa salvaguardare l’interesse generale dell’Abruzzo. In effetti, gli squilibri territoriali danneggiano indubbiamente le aree interne  ma anche le fasce costiere. L’area di Pescara-Chieti si sviluppa a ritmi accelerati, ma pure soffre  in termini di eccessiva conurbazione e saturazione del territorio, per i costi impossibili delle aree industriali ed edificabili, per il crescente inquinamento e diseconomie varie.  Se le infrastrutture fossero migliori  e  se le aree interne fossero come contesto istituzionale più favorevoli all’iniziativa economica,  molti imprenditori della costa (e pure di altre regioni)  troverebbero conveniente investire nelle aree interne, molto meno congestionate del corridoio adriatico e ben  dotate di risorse umane di qualità.  Del resto, le eccellenze imprenditoriali presenti nella provincia dell’Aquila dimostrano che anche nelle aree a ritardo di sviluppo, nonostante le indubbie difficoltà di contesto e l’assenza di specifiche politiche regionali,  è possibile attrarre imprese innovative e realizzare manifatture di altissima tecnologia e qualità. 

    Se l’obiettivo è, come si legge nel programma del neo eletto presidente Marsilio, quello di una crescita armonica, in ottica di complementarietà,  di tutta la Regione, occorre lavorare per la valorizzazione congiunta delle diverse vocazioni dei territori.  Riconoscere la specificità delle problematiche delle aree interne significa destinare risorse specifiche alla soluzione della questione del dualismo territoriale. Le politiche economiche regionali finora realizzate sono state insufficienti come risorse e tali, negli esiti, da accompagnare le dinamiche di mercato. Il risultato è stato quello di considerare “aree interne” praticamente tutto l’Abruzzo, e quindi le limitate risorse spese hanno finito per  rafforzare gli squilibri in essere, penalizzando ulteriormente le aree più deboli della Regione.

    Ora occorre ripartire dal Programma di Marco Marsilio: selettività degli interventi di politica, puntare sull’economia della conoscenza,  valorizzare il trinomio ambiente-cultura-turismo, migliorare le infrastrutture ed i servizi (soprattutto sanitari),  diffondere massivamente la banda larga.  

    Ridurre il dualismo territoriale è la massima priorità del governo regionale.  Destinare risorse alle aree montane e marginali, invece di continuare ad elargire alla sanità privata e sperperare in mille rivoli clientelari,  deve significare ricondurre lo squilibrio agli assetti istituzionali esistenti, e non  alla struttura del territorio. Questa impostazione dovrebbe essere di esempio, a nostro modo di vedere, per ogni provvedimento regionale, sia perché il riequilibrio territoriale costituisce indubbiamente un interesse primario di tutti gli abruzzesi, sia perché  gli assetti istituzionali sono stati, sino ad oggi, la vera fonte dello squilibrio.  Parimenti occorre valorizzare ogni risorsa di fonte Stato ed Europa, perché la questione infrastrutture non può essere cero affrontata dagli Enti locali. 

    E’ del tutto evidente che i fondi strutturali europei, anche perché sono stati male spesi,  abbiano  fallito l’obiettivo del riequilibrio,  e che  lo sforzo della Regione e delle istituzioni locali deve essere quello di contrastare esplicitamente le dinamiche di mercato che operano automaticamente e spontaneamente per l’allargamento del dualismo territoriale.   E’ primario compito della politica indicare le priorità ed assumersi responsabilità. La situazione richiede uno sforzo straordinario e nuovi investimenti, quantomeno  per iniziare a colmare squilibri non più tollerabili.    Per l’Abruzzo che vogliamo, unico e solidale, e non per gli Abruzzi a più velocità.

    Piero Carducci, economista

    MpL Comunicazione @ 19:27
    Filed under: News MpL

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