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    Ammanettare Internet?

    Posted on mercoledì 8 dicembre 2010

    Julian Assange chiede le dimissioni del premio Nobel per la Pace Barack Obama, il presidente che due anni fa aprì i cuori del mondo alla speranza: per lui le carte Wikileaks dimostrano che la dimora del governo americano non è un tempio della democrazia, ma una caverna di abusi e illegalità. Dianne Feinstein, senatrice democratica della California (ed ex sindaco della libertaria San Francisco, capitale del mondo digitale) chiede per Assange una condanna pesantissima negli Usa sulla base di una legge del 1917, l’«Espionage Act». (more…)

    MpL Comunicazione @ 23:13
    Filed under: News MpL

    Guerra informatica

    Posted on mercoledì 8 dicembre 2010

    Gli hacker di tutto il mondo si stanno alleando contro  quella che ritengono una manifestazione inaccettabile dell’arroganza del "potere".  Il caso Wikileaks rischia di scatenare una vera e propria guerra infomatica.  Si può discutere quanto si vuole di Assange e delle sue responsabilità nel pubblicare file riservati – che qualcuno gli ha fatto avere –  ma l’accusa di stupro che lo ha spedito in galera appare sempre più ridicola,  man mano che si apprendono i particolari. E gli hacker di tutto il mondo vedono nell’arresto di Assange un vero e proprio attentato alla libertà assoluta della rete, il principio del free spech sul quale si fonda il web ma anche ogni democrazia.  E ieri sono partiti i primi attacchi alle istituzioni:  bersagliate le banche che hanno  bloccato senza alcuna ragione  i conti che raccoglievano le donazioni per  Wikileaks e bersagliato il sito dell’Interpol, che è stato "bucato", come si dice in gergo.   L’Interpol  – che sicuramente custodisce nelle sue banche dati informazioni top secret – non sarebbe dunque capace di difendersi da hacker organizzati.  Questo rende l’idea di come sia quasi impossibile difendere segreti nell’era della rete,  di quanto sia difficile tenerli tali. E il caso Assage sta prendendo una piega pericolosa.  Gli internettauti  possono usare la rete come strumento potente per ribellarsi ai governi, all’arroganza dei poteri che sono in balìa dei sistemi informatici per tutta la loro rete di informazioni. Gli hacker di cui parliamo non sono delinquenti, ma un popolo di esperti informatici con un’etica ben dichiarata: si battono per cause come quella di Wikileaks (vedi "About") ma pure per la libertà di parola in tuitti gli stati autoritari.  Gli hacker non tollerano la menzogna e possono rapidamente diventare "cattivi".  Se un solo soldato USA  è riuscito a inviare a Wikileaks centinaia di documenti riservati scaricati mentre stava al suo computer in Iraq, penetrando con facilità i database, immaginate i "danni" che potranno fare centinaia di migliaia di "ragazzi" arrabbiati per l’arresto fasullo di Assange, competenti di informatica al punto da essere già stati in grado di bloccare o penetrare le banche dati di tutte le principali organizzazioni del mondo, dalle poste svizzere a PayPal, alla Visa, la Mastercard, fino ad arrivare al sito dell’Interpol, la polizia internazionale che ha spiccato il mandato di cattura per Assange?

    Vale la pena trasformare Assange  in un eroe di Internet?  Sono le manette e le accuse fasulle che possono fermare la rete? E’ quello che politici stupidi stanno facendo, sottovalutando il potere della rete. Questa guerra non s’ha da fare. Speriamo che qualcuno abbia il buonsenso di fermarla e di abbassare i toni.  L’arresto di Assange è  una miccia che, se lasciata accesa, rischia di arrivare alla bomba vera. Con esiti devastanti, nella società dell’informazione.

    MpL Comunicazione @ 16:35
    Filed under: News MpL

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