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    2010, anno perso

    Posted on mercoledì 19 gennaio 2011

    Sensazione diffusa tra gli aquilani è che il 2010 sia stato un anno perso per la ricostruzione vera, quella del centro storico e delle abitazioni gravemente danneggiate.   Non possiamo continuare a consolarci dicendo che l’emergenza è stata gestita bene e che le case con danni leggeri sono (era ora)  in via di sistemazione. Lo abbiamo detto, come pure abbiamo osservato che, dopo il sisma,  sono stati ripristinati in tempi rapidi i servizi essenziali e realizzati alloggi per oltre 20mila persone, evitando il calvario dei “container” che ha segnato la storia di altri terremoti italiani. Ora occorre rilanciare l’economia ed avviare la ricostruzione vera, e l’anno 2010 non ha segnato passi in avanti né per l’uno né per l’altro di tali essenziali obiettivi. 

    La governance multilivello non sta funzionando.  Ordinanze barocche e confuse confliggono spesso  con le leggi ordinarie che stabiliscono i poteri dei vari soggetti locali.  Alcuni politici  irresponsabili cavalcano lo scontento ed hanno gettato il terremoto  in politica,  in vista di prossimi appuntamenti elettorali. Il Comune, inoltre,  non ha dimostrato di essere in grado di gestire  le mille complessità connesse al processo della ricostruzione.  Da quando Bertolaso si è defilato la macchina si è praticamente inceppata. Tra commissari e Comune i conflitti paralizzanti sono all’ordine del giorno e, come se non bastasse,  siamo caduti nelle paludi micidiali di una burocrazia  ottusa ed arrogante.  Dopo quasi due anni dal terremoto la ricostruzione pesante non è neppure iniziata.  Tra i giri di walzer di ordinanze, Fintecna, ReLuis, Cineas e Comune,  è stato complicato e rallentato tutto fino al grottesco ed all’esasperazione di cittadini che non sanno neppure se i loro quartieri saranno riedificati o no,  e come saranno riedificati (come l’ampia zona intorno a Piazzale Paoli o intere zone del centro). Ognuno procede per la propria strada, senza un coordinamneto, e si rincorrono iniziative estemporanee come quella del Consiglio comunale sulla "ricostruzione a croce" (in realtà gli aquilani sono in croce, e non ci capiscono più nulla su chi abbia il timone).
     
    La situazione è francamente inaccettabile.  Per snellire le procedure, abbattere le rendite di posizione, eliminare circuiti burocratici tanto clientelari quanto inutili, non bastano le conferenze stampa. Ci vuole da parte dei commissari leadership, determinazione, forza di carattere, capacità di contrastare anche gli interessi di bottega della propria parte politica, nell’interesse superiore della ricostruzione. Questo andazzo di lungaggini e burocrazia non può continuare: se per l’approvazione di una richiesta di contributo per abitazioni B e C ci sono voluti mediamente 200 giorni, quali saranno i tempi per gli edifici classificati E e per il centro storico? E se per i lavori di una edificio B ci sono voluti più di 8 mesi, quanto ci vorrà per i condomini "E" (gravi danni strutturali)  e per la zona rossa?

    Tempi biblici, quelli che dobbiamo attenderci, tempi che L’Aquila non può permettersi, pena l’irrecuperabile e definitiva decadenza. La colpa di queste lungaggini è nota. Le conseguenti ricette sono condivise, ed occorre operare subito una drastica semplificazione delle procedure e dell’architettura napoleonica di ordinanze e direttive.  Ed invece tutto procede confusamente nella ricostruzione aquilana. Ma forse, più propriamente si dovrebbe dire che il sisma aquilano sta mettendo in luce tutti i mali della burocrazia e la confusione legislativa che c’è in Italia sulle tematiche delle costruzioni edilizie e delle leggi urbanistiche.  Occorre una legge speciale per la ricostruzione, un corpus giuridico snello da usare specificatamente per il  sisma aquilano, e dotare questa legge di risorse certe. Certamente occorre maggior chiarezza dei ruoli e consapevolezza delle responsabilità che si assumono, e questo deve valere anche per la corporazione dei tecnici.

    Molti aquilani sono sfiduciati, stanchi, depressi, fatalisti.  Si auspicano soluzioni nuove, per quanto  ingenue e confuse,  e personalità carismatiche che abbaino la forza di penetrare il muro di gomma della burocrazia.  Il tempo s’è fatto breve, e la ricostruzione vera deve partire subito, se non vogliamo essere  più Belice che Friuli.  Occorrono fatti, azioni, evidenze. Quando li avremo, riavremo pure la forza sufficiente per prestare di nuovo fiducia.
    Piero Carducci

    MpL Comunicazione @ 16:54
    Filed under: News MpL

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