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    2008: il bilancio delle beffe

    Posted on domenica 20 gennaio 2008

    Una settimana, un proclama: questa  sembra  essere, ahimé, la politica del Sindaco Cialente. L’ultimo  proclama riguarda il progetto di Bilancio 2008, un documento presentato come una “svolta epocale". In realtà, a ben vedere, si tratta di un documento di assai  ordinaria amministrazione, per di più molto simile a quelli del passato.  Di modestissimo impatto la minima riduzione delle imposte: 5% in meno sulla Tarsu; l’1% sull’Ici, ma solo se la casa è affittata agli universitari (e perché chi affitta la casa ad un disoccupato non può godere dello sconto?).  E poi si crede davvero che riducendo l’Ici dell’1% – una manciata di euro/anno – vengano fuori gli affitti in nero agli studenti? 

    In realtà gli aquilani sono tartassati ed i servizi sono scadenti. Un aquilano versa ogni anno nelle casse comunali 700 euro circa, con un incremento record della pressione fiscale del 100% rispetto a dieci anni orsono.  Resta nel Bilancio 2008 del tutto irrisolta la questione di fondo: a fronte dell’iperbolico livello della tassazione comunale, gli aquilani non percepiscono alcun miglioramento dei servizi forniti dal Comune. Attendevamo dal nuovo Sindaco meno proclami e più regole sui tempi massimi dei procedimenti amministrativi, che rendessero gli aquilani cittadini e non sudditi del Comune. Speravamo nell’introduzione di un sistema di controllo non solo formale, finalizzato alla eliminazione dei mille sprechi della macchina amministrativa ed al perseguimento dell’efficacia gestionale. Ritenevamo importante l’introduzione di sistemi premianti per i dirigenti collegati alla produttività,  e non solo alle scartoffie riempite.  Aspettavamo come urgente una riorganizzazione dell’Ente, ed abbiamo visto solo un progetto banale, pasticciato e superficiale, senza né capo né coda.

    Nessuna risposta a nessuno dei  problemi della città.  Dalla raccolta dei rifiuti alla gestione della mobilità, dai parcheggi agli asili nido, dalle infrastrutture alle misure per il sociale, tutto appare come prima – nella logica di un sostanziale continuismo con il passato – ovvero del tutto insoddisfacente. Ma almeno, dieci anni orsono,  si pagava la metà per il "funzionamento" del Comune.  All’aumento spropositato della tassazione non ha corrisposto una maggiore e migliore erogazione di servizi finali al cittadino ed alle imprese, ma semplicemente il forte aumento delle spese indirette. L’Amministrazione comunale e le pletoriche burocrazie collegate (società controllate e partecipate) costano oggi  il 40% in più di  dieci anni orsono. Il costo delle funzioni amministrative di base, nell’epoca dell’informatica e della telematica che dovrebbero portare a consistenti risparmi di gestione, è invece cresciuto del 45% in dieci anni.

    La spesa corrente è un’idrovora che macina tutto, mentre le risorse utilizzate per tutti i servizi (strade, asilo nido, illuminazione, manutenzioni, sostegno alle imprese, sostegno ai poveri, al sociale, allo sport, ecc.) restano quelle di prima.  Certamente i debiti fuori bilancio non sono colpa di Cialente, ma in sede di presentazione del Bilancio 2008 ci saremmo atteso l’annuncio dell’avviamento di azioni repressive e di recupero  nei confronti di chi si è reso responsabile di tali evidenti disfunzioni ed inefficienze, prima che tutto vada in prescrizione.  Ed a noi pare davvero singolare che il Comune, per fare chiarezza sui propri conti, abbia deciso di incaricare una società di consulenza esterna. Il Comune è dotato di dirigenti e funzionari nel settore Bilancio, di un assessore al ramo, di un Segretario generale e, da ultimo, si è pure assunto un "city manager",  la cui utilità sfugge al senso comune. Si tratta di una struttura ponderosa e costosa che dovrebbe essere perfettamente in grado di analizzare i conti e di relazionare "pro veritate" sulla situazione finanziaria, economica e patrimoniale dell’amministrazione.

    Non è con il maquillage di un’accorta comunicazione che si risolvono i problemi. Il bilancio 2008 non rappresenta dunque alcuna svolta né inversione delle perniciose tendenze del passato.  Il Sindaco non ha avuto il coraggio di aggredire con decisione le spese correnti, l’unica via per ridurre davvero le tasse comunali (altro che le sciocchezze dell’1% sull’Ici…). Tirare fuori la troppa polvere nascosta sotto i tappeti del Palazzo significa auspicare il "mea culpa" di chi ha sottovalutato e minimizzato accadimenti gravissimi come il troppo presto dimenticato scandalo della Perdonanza e le voragini nelle casse comunali e nelle società collegate, dovute ad amministrazioni disinvolte se non dissennate. Fare chiarezza su tutto: operazioni finanziarie spericolate e mancati controlli, cattiva amministrazione e partecipazioni collusive, strapotere di alcuni dirigenti e colpevole accondiscendenza della politica. Se per troppi anni sono saltate le regole ed i controlli, questo coinvolge indubbiamente responsabilità personali da appurare, ma pure responsabilità politiche molto diffuse sulle quali si dovrà meditare.

    Occorreva dunque un forte segnale di discontinuità e di cambiamento. Un segnale che è del tutto mancato. Ridurre le spese improduttive si può, comprimere le spese di funzionamento amministrative è possibile, semplificare la catena di comando e riorganizzare gli uffici è semplice. Occorre però la capacità di farlo ed  un forte indirizzo politico, ed è questa  la parte difficile della questione.

    Piero Carducci 

    MpL Comunicazione @ 11:56
    Filed under: News MpL

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